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Quali informazioni comunicano al fisco italiano le banche estere?

Quali informazioni devono essere inviate, almeno una volta all’anno, dalle banche allo Stato membro di residenza di un contribuente? Quali informazioni riceve il fisco italiano dalle banche estere?

L’oggetto delle comunicazioni automatiche che le banche forniscono al Fisco è sintetizzabile come segue:

  • saldo di fine anno dei conti correnti,
  • dividendi,
  • interessi maturati,
  • altri redditi di capitale.

Statistiche sui dati scambiati tra banche e fisco

Alcuni dati statistici sugli scambi già effettuati, a seguito dell’introduzione della direttiva 2011/16/UE (o DAC), indicano che gli Stati membri dell’UE si sono inviati reciprocamente informazioni finanziarie su quasi 9 milioni di conti.

Il saldo di tali rapporti ha mostrato un valore complessivo di quasi 3 miliardi di Euro.

Per quel che concerne i flussi di dati finanziari in uscita, il Lussemburgo sembra svolgere un ruolo predominante

In Lussemburgo sono attivi circa il 17% del numero di conti dichiarati e l’80% del valore degli importi complessivi.

Sotto il profilo tecnico, l’inserimento del Codice di Identificazione Fiscale risulta più frequente nella DAC2, rispetto alla DAC1. Questo dato ci indica che in capo alle istituzioni finanziarie esiste una precisa responsabilità circa l’adempimento degli obblighi di adeguata verifica dei propri correntisti.

Il fisco italiano è già in possesso delle informazioni delle banche estere

Uno spunto di riflessione, però, ci perviene direttamente dalle comunicazioni già fornite dal contribuente attraverso il quadro RW del modello di dichiarazione dei redditi.

A seguito delle comunicazioni rese dall’interessato sui propri possedimenti finanziari esteri, le autorità fiscali italiane posseggono già le informazioni desiderate. Eppure, stando alle nuove indicazioni normative, le autorità estere sono tenute ad indicare gli stessi dati all’Agenzia delle Entrate medesima.

Posto che il senso di questa doppia dichiarazione possa consistere nell’idea di verificare la corrispondenza delle dichiarazioni rese nel modello RW italiano e nel modello estero, questo procedimento potrebbe causare anomalie.

Non tiene debitamente conto, infatti, degli innumerevoli casi in cui il soggetto opera all’estero tramite intermediari finanziari italiani, senza che sia tenuto ad alcuna compilazione della sezione RW.

Com’è già stato rilevato, sono circa duecentomila i contribuenti che sono titolari di attività finanziarie all’estero e che operano attraverso intermediari bancari italiani (o banche), i quali hanno l’obbligo di indicare, al posto dei loro correntisti, le informazioni richieste dal Fisco italiano.

Ad onor di cronaca, bisogna sottolineare che nonostante tali contribuenti non avessero alcun obbligo giuridico di rendere queste informazioni al Fisco, l’Agenzia delle Entrate ha inviato loro una sollecitazione della compilazione del quadro RW del modello redditi italiano.

Impossibile nascondersi, le banche estere collaborano con il fisco

La collaborazione tra banche estere e fisco non è una prerogativa dell’Unione Europea poiché ci sono accordi di scambio di informazioni stipulati con altri paesi extra europei.

Se il fine è nascondere proventi finanziari al fisco del paese di residenza allora è meglio trovare altre strade.

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