Si possono ridurre i termini di accertamento fiscale?

Con la fatturazione elettronica diminuisce il tempo che il Fisco ha a disposizione per effettuare accertamenti sulle dichiarazioni della tua azienda. Ecco tutto quello che c’è da sapere e come aderire a questo beneficio.

Quali sono i termini ordinari di accertamento fiscale

Normalmente il Fisco ha un certo lasso di tempo per fare accertamenti sulle dichiarazioni dei redditi e sui bilanci di aziende, professionisti e provati cittadini.

Negli ultimi tempi, questi limiti temporali sono stati modificati.

Una volta, infatti, il Fisco poteva fare accertamenti fino al 31 dicembre del quarto anno successivo alla presentazione della dichiarazione.

Oggi invece, gli anni sono diventati cinque: ad esempio la dichiarazione del 2020 verrà inviata nel 2021, può essere controllata dal Fisco, ed eventualmente rettificata, fino al 31 dicembre 2026.

Quindi bisogna attendere ben sei anni prima che il contribuente possa definitivamente tirare un sospiro di sollievo.

Un lasso di tempo davvero lungo, una sorta di spada di Damocle che pende sulla testa di aziende e contribuenti.

Quali sono i termini ridotti con la fatturazione elettronica

Ricorrendo, invece, alla fatturazione elettronica è possibile ridurre l’attesa da cinque a tre anni.

Ad esempio, la dichiarazione del 2020 verrà inviata nel 2021. In assenza di fatturazione elettronica, il Fisco potrà effettuare i suoi controlli fino al 31 dicembre 2026 ma per tutte le aziende e i professionisti che ricorrono alla fatturazione elettronica il limite massimo di tempo è fissato a fine dicembre 2024: solo quattro anni di attesa, quindi, un piccolo passo in avanti rispetto ai sei canonici.

Questa diminuzione dei tempi di accertamento, però, scatta solo in presenza di alcune condizioni specifiche.

Quali sono le condizioni per ridurre i termini di accertamento fiscale

Per avere la possibilità di questo “sconto” del periodo di accertamento come si è detto è necessario che si verifichino determinate condizioni.

In particolare occorre incassare e pagare la fatture con strumenti di pagamento tracciabili, come assegni, carte di credito oppure bonifici.

Il segreto è quello di abituare i propri clienti, per tutte le fatture di importi superiori ai 500 euro, a non pagare in contanti e a fare lo stesso con le proprie fatture da saldare.

Allora si può ottenere questo beneficio, che è esteso anche ai piccoli commercianti al dettaglio, se decidono di inviare anche in modo telematico i corrispettivi e non solo le fatture.

Vale la pena modificare le proprie abitudini, allora, in cambio di due anni di sonni più tranquilli durante i quali non si potranno più ricevere accertamenti fiscali.

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